LA VITA FERMA - Sguardi sul dolore del ricordo. | Riccardo Goretti
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LA VITA FERMA – Sguardi sul dolore del ricordo.

La vita ferma

10 mag LA VITA FERMA – Sguardi sul dolore del ricordo.

LA VITA FERMA: sguardi sul dolore del ricordo

(dramma di pensiero in tre atti)

Scritto e diretto da Lucia Calamaro

Con: Riccardo Goretti

Alice Redini

Simona Senzacqua

assistenza alla regia: Giorgina Pilozzi

disegno luci: Loic Hamelin

scene e costumi: Lucia Calamaro

contributi pitturali: Marina Haas

accompagnamento e distribuzione internazionale: Francesca Corona

una produzione: SardegnaTeatro, Teatro Stabile dell’Umbria

in collaborazione con: Teatro di Roma, Odéon – Théâtre de l’Europe,

La Chartreuse – Centre national des écritures du spectacle

e il sostegno di: Angelo Mai e PAV

Si domandava cosa fossero i ricordi, questi brandelli di fatti notevoli che non si capiscono più. Il ricordo rimane indietro e non la smette mai di ripeter quello stesso identico spettacolo che metteva in scena al momento in cui l ‘avevamo lasciato, quando non era ancora un ricordo”

Thomas Bernhard, Gelo

PATHOS : Tonner contre, s insurger. Declarer avec un air hautain que la vraie litterature l ignore. Feliciter un auteur d’avoir su, dans son roman, èviter l’ècueil du pathos. Ecrire : c’est un beau livre, grave. Ajouter aussitôt : mais sans pathos »

Gustave FLAUBERT, Dictionnaire des ideès reçues

La vita ferma è un dramma di pensiero.

La sua gestazione ha avuto in me i tempi faticosi della rivelazione lenta e sommersa, abbordando quel dramma che il pensiero non sa, non vuole, non può gestire.

Per arrivare a centrarne il “dramma di pensiero” ho buttato via più materiale di quello che resta

Ma il resto, quello che rimane, è per me il punto ultimo di concentrazione di un racconto che accoglie ,sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei morti.

Non la morte dunque,e non il problema del morire e di chi muore, che sappiamo tutti risolversi sotto la misteriosa campana del nulla, che strangola sul nascere ogni comprensione.

Ma i morti, il loro modo di esistenza in noi e fuori di noi, la loro frammentata frequentazione interiore e soprattutto il rammendo laborioso del loro ricordo sempre cosi poco all’altezza della persona morta, cosi poco fedele a lei e cosi profondamente reinventato da chi invece vive.

E con i morti,una riflessione aperta sul lutto che ne deriva, la cui elaborazione non è detto sia l unica soluzione, anzi, là dove una certa vulgata psicologizzante di malcerte origini freudiane comanda, esige, impone di assegnare il più velocemente possibile al proprio desiderio un oggetto nuovo per rimpiazzare l oggetto perso, forse è li che interviene un racconto , anche uno piccolo come questo, pratica del singolare per antonomasia, a sdoganare il diritto di affermare la tragica e radicale insostituibilità di ogni oggetto d amore perso, di ogni persona cara scomparsa.

Il dramma di pensare o meno ai morti è comunque il dramma di pensiero di chi resta e distribuisce o ritira, senza neanche accorgersene, un esistenza. Di che tipo sia l’ esistenza dei morti non saprei dire, ma come predica Etienne Soreau “ Non c’è un esistenza ideale, l’ideale non è un genere d’esistenza”

La Vita Ferma è dunque uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque, -padre, madre, figlia- attraverso l’ incidente e la perdita. E’ occorso anche qualche inceppo temporale ad uopo, incaricato di amplificare la riflessione sul problema del dolore ricordo e sullo strappo irriducibile tra i vivi ei morti che questo dolore è comunque il solo a colmare, mentre resiste.

L.C

GLI ATTI

Nel primo atto c’è un trasloco, una casa da svuotare, forzosamente attraversata dallo spettro e il suo voler essere ricordato bene, in quanto unico, insostituibile.

Se non li,in una casa abbandonata, dove altro avrei potuto metterlo?

Nel secondo una coppia con bambina: Lui, Riccardo storico e nostalgico fissato con Paul Ricoeur e i sinonimi; Lei Simona, quasi danzatrice e eccentrica fissata col sole e coi vestiti a fiori ; la figlia Alice, da subito troppo sensibile, fissata col voler intorno gente che le parli.

Quindi la morte di Simona, dopo protratta e non identificata malattia (non importa come, importa che muoia).

Nel terzo atto c’è un Alice cresciuta e a sua volta neo-madre che ritrova il vecchio padre Riccardo, sulla tomba, o quasi, della madre morta anni prima; ragionano non senza conflitti, su quell’ assenza anticipata che sempre- e chissà se sempre meno o nel tempo ancora di più- ha marcato una rottura nel racconto illusoriamente prescritto delle loro vite.

NOTA BENE

So che in questo racconto, da qualche parte, abita inoltre una riabilitazione più o meno dichiarata di una poetica del pathos.

Questo termine soffre oggi di un discredito generale, si elogia l “approccio senza pathos” di temi di una gravità impossibile, come se il patetico fosse diventato l ’osceno.

Io non sono più d ‘accordo. E fosse anche osceno, ne sento il bisogno. Quest’affetto, il pathos, parente feroce di pietà e compassione è secondo me l unico capace di incarnare e raccontare i disastri che compongono in parte una vita e la natura scandalosa e qui si, oscena, del diktat dell’oblio.

L.C.

PRIME DATE CONFERMATE PER LA STAGIONE 2016/2017:

28, 29 GIUGNO – ANTEPRIMA – FESTIVAL INEQUILIBRIO – CASTIGLIONCELLO (LI).

16, 17 SETTEMBRE – DEBUTTO UFFICIALE  – FESTIVAL ESTERNI – TERNI.

14 – 23 OTTOBRE – TEATRO MASSIMO – CAGLIARI.

18 – 30 APRILE 2017 – TEATRO FRANCO PARENTI – MILANO.

3 – 14 MAGGIO 2017 –TEATRO INDIA – ROMA.

 

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